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L’Europa scoprì la Sardegna soltanto agli
inizi dell’Ottocento meravigliandosi del marcato carattere
insulare che influenzava, nonostante gli apporti esterni, i
modi di vita dei sardi. I resti dei primi insediamenti
significativi risalgono al VII millennio a.C. in seguito
all’arrivo di popoli dal Mediterraneo orientale; essi
deponevano i loro morti in grotticelle artificiali scavate
nella roccia: queste tombe collettive sono dette domus de
janas (case delle fate). Nel II millennio a.C. arrivarono in
Sardegna altre genti che fondarono la civiltà nuragica,
lasciando circa settemila nuraghi, grandiose costruzioni di
pietra a forma di torre troncoconica. Le genti nuragiche
venerarono gli antenati nelle tombe dei giganti, così dette
perchè di grandi dimensioni. Produssero per abbellire le
abitazioni e per offrirle in voto alle divinità le famose
statuette di bronzo, dette bronzetti. Grande rilevanza
architettonica hanno anche i pozzi sacri dei nuragici,
collegati al culto dell’acqua. Un momento importante nella
storia della Sardegna si ebbe intorno al 1000 a.C. con
l’arrivo dei fenici. Infatti questo popolo fondò alcune
città costiere, avviando traffici commerciali. In seguito le
colonie fenicie furono assorbite da Cartagine e l’isola
divenne dominio dei romani. Con la decadenza dell’impero
romano la Sardegna subì le invasioni di vandali, visigoti,
arabi e bizantini. Infine intorno all’anno 1000 la Sardegna
riuscì a creare una sorta di indipendenza con la
costituzione di quattro regni autonomi: i Giudicati, dove le
decisioni importanti non spettavano al re ma ai
rappresentanti del popolo riuniti in un parlamento, detto
Corona de Logu. In seguito riuscirono ad insediarsi
nell’isola le repubbliche marinare di Pisa e Genova. La
successiva dominazione fu quella spagnola, che ad eccezione
di una breve parentesi austriaca, durò fino ai primi anni
del Settecento, quando vi fu l’assegnazione dell’isola ai
Savoia. Dopo la seconda guerra mondiale la Sardegna venne
inclusa tra le regioni a statuto speciale (1948). |